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metodo per processi creativi condivisi

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TAPPE E PASSI

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- Approfondimento I -
Dubbi intorno a una dinamica collettiva

di Pavel Mejías

foto pavel majias

Vogliamo realizzare una dinamica collettiva. Ci abbracciamo, ci guardiamo negli occhi; cerchiamo di percepirci nel corpo degli altri, di riconoscere le loro emozioni. Questo esercizio cerca di produrre, almeno momentaneamente, una specie di simbiosi che ci consenta di comportarci come un solo corpo e una sola mente quando affrontiamo un processo insieme ad altri.

Come tutte le dinamiche, le tappe e i passi che il "Metodo per Processi Creativi Condivisi" propone, questo esercizio deve contemplare diversi livelli di applicazione. Cioè, è importante tenere a mente che le prime volte che lo applichiamo, potrebbero esserci alcune barriere che non cedono del tutto rapidamente.

In questo caso, l'esperienza necessaria per approfondire ogni passo non è solo personale, ma anche collettiva. Perfino quando una o più delle persone coinvolte hanno già avuto un'esperienza precedente nella sua applicazione, sviluppare la fiducia sufficiente e la compenetrazione necessaria per arrivare insieme in fondo a ogni riflessione, può richiedere tempo. È possibile che chi abbia più esperienza riesca a "condurre per mano" il proprio gruppo, ma non è sotto il suo controllo ottenere un'apertura dagli altri: questo è e sarà sempre un processo personale.

Nell'ambiente propizio (che riteniamo sia uno spazio comune, condiviso, in un gruppo aperto e nel rispetto reciproco), quest'apertura e questo sviluppo diventano possibili: si risveglia il potenziale di ognuno di essere sincero nei confronti di sé stesso e degli altri. Ciò apre le porte a un approfondimento crescente a livello di "abbinamento" in questo scambio; la dinamica condivisa lascia il posto a quella collaborativa, che a sua volta invita ad avviare una dinamica collettiva.

In questa, tutte le decisioni sono prese in gruppo. Pertanto, un'eventuale opera che ne deriverà, sarà paternità di tutti i suoi membri, senza distinzione di specialità o di sezione di lavoro: il collettivo è responsabile di ciascuna delle parti e di tutti gli aspetti dell'opera.

Avanzando in un processo con queste caratteristiche, potremmo osservare quanto segue: dopo il primo esercizio di mutua percezione, ognuno scrive il suo Testo Libero. Emersi da un momento di percezione comune, non è strano che questi testi mostrino delle somiglianze. Tuttavia, dopo di ciò, può succedere che il processo sembri biforcarsi.

Analizzando, ognuno designa in modo diverso ciò che vede, ciò che distingue in quell'impulso iniziale che è stato registrato in un pezzo di carta. Questo è anche prevedibile, poiché l'analisi è un processo mentale (intellettuale) che, pertanto, si riferisce a una memoria concettuale nata da esperienze personali passate.

Sebbene stimoli analoghi producano reazioni fisiologiche analoghe in ogni essere umano (le emozioni primarie sono comuni a tutti), questi istanti esperienziali accadono in luoghi e in momenti diversi per ognuno; contesti particolari segnano le associazioni successive che, davanti a uno stimolo dato, una specifica persona realizzerà. Di conseguenza, mentre il significato operativo di una parola è lo stesso per tutti (un nonno materno è il padre della madre di qualcuno), il significato esperienziale -la sua "carica emotiva"- differisce da una persona all'altra (mio nonno materno è divertente, mentre un altro può essere severo), invitando ad associare il concetto in modo diverso.

Si potrebbe dire che queste associazioni (mentali, e quindi successive al momento emozionale primigenio), generino un secondo strato dell'esperienza attuale, che a sua volta innesca le emozioni secondarie. Naturalmente, quando la memoria entra in gioco, l'assegnazione dei concetti differisce; questo porta al fatto che l'analisi si "personalizzi" progressivamente.

Comunque sia, l'effetto che questa diversità nell'associazione produce è una biforcazione cumulativa dei processi paralleli: a ogni passo dell'analisi, la distanza tra ciascuno di loro diventa potenzialmente più grande. Come conciliare questo fenomeno con l'intenzione di continuare in una dinamica collettiva?

Una opzione è lasciare che ognuno segua il proprio corso e che i processi si separino. Questa è una possibilità, in cui i processi emersi da un momento di percezione comune, passo dopo passo si differenziano fino a diventare completamente indipendenti. Non dobbiamo vedere male questo cammino: al di là delle nostre intenzioni iniziali, affinché un processo creativo sia sincero, il suo sviluppo dovrebbe seguire il corso a cui lo conducono le necessità personali di ognuno, senza forzarlo in nessuna direzione preconcetta. Tuttavia, questa biforcazione può essere solo un effetto collaterale e non riflettere la vera essenza emotiva e immaginativa di coloro che stanno elaborando, e sarebbe quindi necessario tenere la porta aperta alle possibili risonanze che si avvertano lungo il percorso. Ciò vale sia per i processi sorti dall'intenzione manifesta di lavorare collettivamente, sia per quelli iniziati come progetti personali.

Quindi, come possiamo alimentare la nostra dinamica collettiva per mantenere l'unità senza forzarla? È sufficiente confrontare continuamente i prodotti parziali delle fasi successive proposte (testi, disegni, schemi, grafici)? In che misura la biforcazione dei processi è riconciliabile?

Queste domande rimangono aperte; anche se si può immaginare delle alternative per alimentare la nostra dinamica collettiva nella speranza di vederla fiorire. Ecco un paio di idee preliminari:

1) Considerare la possibilità di eseguire, prima di ogni nuovo passo, piccoli esercizi analoghi a quello proposto all'inizio: guardarsi di nuovo, abbracciarsi, prestare attenzione agli altri; cercare di accentuare la nascente percezione comune e di approfondire la fiducia reciproca passo dopo passo.

Una tendenza ereditata dagli schemi a cui siamo comunemente sottoposti nella nostra vita creativa è quella di isolarci sempre di più man mano che ci addentriamo in un'idea. Bisogna rompere continuamente questa inerzia, arbitraria e inutile dal punto di vista della creazione come atto comunicativo, e a questo fine uno scambio di parole non è sempre sufficiente, perché in esse troviamo ugualmente un rifugio solitario (i concetti ci permettono di elaborare maschere e giustificazioni).

2) Considerare la possibilità di definire congiuntamente i passi che devono necessariamente produrre un risultato unico (collettivo): mentre alcuni di loro possono beneficiare dell'esistenza di diverse versioni dello stesso processo (come il Disegno Libero o la Tabella dei Parametri) ce ne sono altri che probabilmente richiedono una versione unica, perché implicano decisioni che influenzano il risultato finale dell'opera. Alcuni esempi di ciò potrebbero essere la Sinopsi o il Grafico Strutturale, che determinano in buona misura la sostanza del lavoro finale. Pertanto, una possibilità è quella di decidere di realizzare, congiuntamente, un prodotto unificato in questi passi considerati necessari.

3) Dedicarsi attivamente a trovare affinità tra i diversi prodotti parziali che ognuno sta generando, alla ricerca di possibili inclusioni, sintesi e amalgami che possono esistere e passare inosservati. Si può anche considerare l'opzione di aprire "finestre" all'interno di un'elaborazione generale per includere elementi diversi, che a prima vista possono sembrare difficili da combinare. È necessario prendere l'iniziativa e ampliare continuamente i propri orizzonti se ciò che si desidera è trovare punti di contatto: la ristrettezza produce distanziamento.

Infine, vale la pena chiedersi nuovamente: perché realizzare una dinamica collettiva? E la risposta può essere tanto ovvia quanto importante: per conoscere meglio sé stessi e gli altri; per avvicinarsi; per raggiungere angoli inesplorati delle nostre relazioni e rafforzarle; per imparare con gli altri; per trovare soluzioni e guarire ferite; per approfondire il legame che abbiamo con altre persone e trovare alternative per la convivenza.

In breve, l'obiettivo ideale di una dinamica di questo tipo è alimentare proprio ciò che garantirebbe la sua piena realizzazione: la capacità di condurre una vita in comune.

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